Agrigento, tra storia e realtà Agrigento

"Città fra le più belle abitate dai mortali", così la definiva Pindaro, e così continuano a definirla tutti coloro che, a distanza di secoli, si recano ad Agrigento.

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Agrigento Agrigento - Scorcio della città di Agrigento

Panorama della città di Agrigento

Ricca di storia e di cultura, questa cittadina, mostra, con austera semplicità, tutto il fascino della Magna Grecia.

Prima ancora di entrare nel centro abitato, infatti, sulle colline limitrofe, si ergono imponenti i templi: il tempio di Giove, voluto dal tiranno Terone, il tempio di Castore e Polluce, ricostruito nel 1832 utilizzando materiale rinvenuto nel luogo, il tempio di Ercole che risale al 520 a.C., il tempio di Giunone, edificato tra il 440-420 a.C., il tempio di Esculapio, di Vulcano e, dulcis in fundo il tempio della Concordia, in ottimo stato di conservazione nonostante la veneranda età (risale al V sec. a.C.).

Ai piedi della valle, la natura.

Accanto ad un'immensa distesa di mandorli, ecco il mare che si stende azzurro in lontananza.

Il silenzio di queste valli, il panorama ed i bellissimi templi, fanno quasi credere di stare vivendo in un periodo remoto, il periodo della dominazione greca, in cui sacerdotesse e fedeli, in onore delle divinità, tenevano qui le cerimonie solenni.

L'antica Akragas fu fondata dai Geloi nel lontano 580 a.C. e fu una delle colonie più fiorenti della Magna Grecia, tanto che Diodoro disse che, in quanto a grandiosità, era seconda solo a Siracusa.

Venne devastata dai Cartaginesi ed il "punico furore l'atterrò per sempre".

I Romani l'ebbero in loro potere sotto il nome di Kerkent, che divenne Agrigentum e poi Girgenti.

L'antica cittadina acquistò rinomanza sotto la dominazione araba e fu descritta come meravigliosa da Edrisi, al tempo di Ruggero, normanno.

Nell'epoca normanna vennero eretti il Duomo, dedicato a S. Gerlando, la chiesa di S. Nicola e quella di S. Maria dei Greci, costruita sull'area di un tempio antico.

Anche Agrigento, come quasi tutti i centri della Sicilia, conobbe la dominazione Sveva, I'Angioina e l'Aragonese.

Travagliata da guerre e pestilenze risorse sotto Carlo III ed, il compimento del suo porto, segnò un'era nuova con l'esportazione dello zolfo.

L'attuale città, divisa in due sezioni diseguali dalla via Atenea, irregolare e tortuosa, mantiene tutto il fascino dell'antico borgo medievale - barocco.

Visitiamola, quindi, partendo proprio dalla stazione.

Dalla stazione saliamo verso la città "che è tutta ammassata sull'Acropoli.

Anche le strade sono caratteristiche, fanno, quasi, l'impressione di camminamenti di trincea, così come sono inerpicate su scalette di pietra.

Ed è proprio grazie ad una scala che raggiungiamo l'imponente chiesa di S. Pietro che, costruita nel sec. XVIII, presenta, sul prospetto in stile neoclassico, un maestoso portale.

Che peccato avere così poco tempo!

L'avremmo visitata, altrimenti, ed avremmo ammirato i suoi pregevoli affreschi!

Purtroppo dobbiamo correre poichè il tempo a nostra disposizione non ci consente di visitare a fondo tutte le bellezze di cui Agrigento è ricca per cui, via di corsa!

A poca distanza dalla chiesa di S. Pietro si erge la bellissima Porta di Ponte ed, attraverso questa porta, accediamo alla famosa via Atenea, elegantissima, piena di negozi e tradizionale luogo di incontro degli agrigentini.

In questa via, dopo avere prelevato i soldi dalle numerose banche che qui si incontrano e dopo averli spesi nei bellissimi negozi che la costeggiano, ammiriamo numerosi palazzi e chiese di architettura sei/settecentesca, tra cui Palazzo Costa, del XVII secolo, il cui prospetto presenta ancora quattro balconi barocchi riccamente decorati.

Superato Palazzo Costa, attraverso una stradina, che si diparte da via Atenea, raggiungiamo piazza S.Francesco che ospita la maestosa Basilica del Santo di Assisi. Anche qui, il pregio degli affreschi è notevole ed, oltre alla statua dell'Immacolata, troviamo stucchi di scuola serpottiana ed alcuni dipinti del Provenzani. Addossati alla Basilica resistono alcuni elementi architettonici del Convento Chiaramontano.

Si tratta di uno splendido portale affiancato da tre bifore in cui elementi decorativi prettamente gotici si fondono ad altri di gusto normanno.

Ritornati sulla via Atenea, scorgiamo l'armonioso Palazzo Celauro in cui soggiornarono l'imperatore austriaco Francesco Giuseppe e Wolfang Goethe.

Superato il cortile ammiriamo la chiesa ed il monastero di S .Spirito, eretti nel XIII sec. per ospitare l'ordine dei Cistercensi, inutile appare descriverne il pregio ed il suo valore artistico. Ed andiamo avanti, visitiamo il bellissimo Palazzo Lazzarini, la chiesa di S. Lorenzo o, altrimenti detta, del Purgatorio, la Chiesa di S. Rosalia, dedicata alla Santa Patrona di Palermo, il Palazzo dell'Orologio ed il Palazzo del Circolo Empedocle.

Dopo avere visitato tutti questi luoghi, in attesa di vederne altri, decidiamo di andare a mangiare.

Agrigento è ricca di locali caratteristici in cui gustare la buona e genuina cucina siciliana, così, rimpinzati di vivande, di dolci e di leccornie varie ed un pò stonati dal buon vino, riprendiamo il cammino.

Moltissimi sono ancora i monumenti e le chiese da visitare, così come meritano ancora di essere visti il Museo archeologico, ricco di reperti, ed il Teatro Margherita.

Insomma, Agrigento non finisce mai di stupire, anche, per la natura. Oltre al bellissimo panorama, infatti, presenta le solfare ed una peculiare caratteristica: le "maccalube".

Le "maccalube" sono dei piccoli vulcanetti di fango che, oltre ad attirare la curiosità degli antichi, tra cui Platone, continuano ad attrarre molti turisti oltre, naturalmente, gli "addetti ai lavori".

Non si finirebbe mai di parlare di Agrigento e, se non fosse che il tempo a nostra disposizione è già scaduto, continueremmo ancora e poi ancora, poichè questa città, oltre all'arte di molti secoli, mantiene intatta tutta la sua "naturale bellezza", insomma, mantiene intatta la sua fama di città "tra le più belle abitate dai mortali".

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