I Nebrodi in autunno passeggiate sui nebrodi

Nebros, in antica lingua attica, significa "cerbiatto" e proprio per l'abbondanza di cervi e daini presenti sui Monti Nebrodi, nel loro lontano passato, che queste montagne siciliane hanno preso questo nome.

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passeggiate sui nebrodi passeggiate sui nebrodi - Boschi dei Nebrodi in Sicilia

Paesaggio boschivo sui Nebrodi in Sicilia

A quell'epoca erano ancora totalmente ricoperte da un insieme di fittissime ed ininterrotte foreste primarie, punteggiati da numerosi laghi e stagni di montagna, percorsi da fiumi che scendevano a valle a formare corsi d'acqua perfino imponenti.

La presenza di tanto legname. Di selvaggina e acqua, ha attratto l'uomo su questi monti sin dal suo primo arrivo in Sicilia e dopo oltre quattromila anni di una sua costante e cospicua presenza su questi monti ne ha notevolmente cambiato l'aspetto. Sui nebrodi, con daino e cervo, si sono estinti il cinghiale, il lupo, la lince, l'orso, l'avvoltoio, il gufo reale, specie animali che costituivano una fauna montana ricca e equilibrata. Non esistono più nemmeno le fittissime foreste primordiali del passato ad esclusione di qualche esemplare plurisecolare scampato all'abbattimento. Quelle grandi foreste millenarie sono state abbattute per essere trasformate in alberi e fasciami di triremi romane, in architravi di castelli e abitazioni medievali, in legna da ardere, carbone, attrezzi e oggetti di tutti i giorni di generazioni di genti vissute su queste montagne. I bacini idrici, con il cambiamento del clima e delle precipitazioni che hanno seguito i disboscamenti intensivi, sono diminuiti di numero e di capacità e i fiumi, sempre più ad andamento torrentizio, oggi sono stati incredibilmente imbrigliati a valle da argini di cemento, utili solo a sperperare denaro pubblico.

Nonostante tutto, queste montagne siciliane sono oggi ancora in grado di mostrare vasti angoli che riescono a dare un idea dell'aspetto originale della natura nebrodense.E' su queste montagne, infatti, che si stendono le maggiori aree boscate superstiti della Sicilia.

E' lassù che vivono, ancora relativamente numerosi, il gatto selvatico, la martora, l'istrice, il ghiro, la lepre, dove nidifica l'aquila reale. Dopo secoli di sfruttamento, finalmente, l'uomo ha deciso di proteggere e salvaguardare questi luoghi istituendo un Parco naturale che ne tutela i valori, che ne regolamenta la fruizione, che contribuisce a migliorare il rapporto antico che esiste tra questa montagne e l'uomo.

Dall'istituzione del parco questi monti non sono più luoghi si sfruttamento intensivo percorso soprattutto da cacciatori, boscaioli e pastori ma montagne vive, relativamente facili da visitare da chiunque per immergersi in una natura ancora affascinante e ricca e poterne apprezzare i valori. I boschi di Caronia, le faggete di M.Soro, le Rocche del Crasto, il bosco di Mangalaviti, il lago Biviere, la Serra del Re, sono solo alcuni degli angoli ancora integri e spettacolari che vale la pena di conoscere e visitare.

Da diversi anni è in continuo aumento la richiesta di fruizione della natura che emerge da ogni strato sociale e proprio i Monti nebrodi sono le montagne siciliane che più si prestano per una loro equilibrata fruizione di qualsiasi livello e tipo. Su questi monti si può praticare splendidamente il turismo equestre, lo sci d'escursionismo, l'escursionismo classico. Inoltre le strade asfaltate che scavalcano la catena permettono anche ai gruppi familiari, agli anziani, ed ai "pigri" di avvicinarsi senza sforzo nella natura.

In questa nuova ottica di fruizione anche turistica le attività tipiche e tradizionali del montanaro assumono oggi una valenza maggiore e nuove possibilità di mantenimento e di sviluppo. Come in un museo vivente, chi pratica ancora la pastorizia e l'allevamento ( e sono davvero ancora tanti sui monti nebrodi) testimonia e tramanda ressenza del classico e antico modo di vivere e di produrre delle genti che vivono da secoli nei paesi sorti intorno a queste montagne. Per loro i monti, fino a pochi decenni fa, erano luoghi duri ed ostili, raggiungibili solo con lunghe ore di cammino, a dorso di mulo o a piedi.

Erano luoghi vivibili unicamente sacrificando l'esistenza in un susseguirsi di interminabili periodi di isolamento che finivano per indurire animi e comportamenti, che rendevano quegli uomini autentici schiavi della montagna. Ormai, quasi scomparsi i boscaioli e i carbonai, i pastori odierni raggiungono ogni sera le proprie famiglie con auto 4x4 e solo a turno rimangono in montagna per sorvegliare le mandrie.

Non vestono più con i sovrapantaloni e le ghette di pecora, non dormono più nei pagghiari dei marcati (ovili).

Sono rimasti uguali al passato solo i profumi e i sapori dei formaggi che producono seguendo ancora fedelmente gli immutabili processi che governano la caseificazione di ricotte, tomazzi e provole dai saporii davvero antichi. Scaturiscono dalla perfetta conoscenza dei pascoli, dall'uso di cagli naturali, dall'esperienza maturata da generazioni di forzati della montagna che hanno vissuto peregrinando su questi crinali, ossessionati dalla continua sorveglianza dei loro animali per proteggerli da uomini e bestie, abbruttiti dalla mungitura mattutina e pomeridiana e della ripetizione immutabile di quei riti, per loro quasi magici, che solidificavano quel latte trasformandolo nella fonte primaria di sostentamento materiale delle loro famiglie.

Oggi in ogni stagione dell' anno, il parco naturale dei Monti Nebrodi offre modi diversi per vivere splendidamente la natura ma, certamente, è l' autunno a rendere questi monti particolarmente affascinanti e spettacolari. Con i primi freddi, le foglie delle estese faggete iniziano a colorarsi di oro e rame mentre roverelle, Pioppi e cerri si tingono di giallo e ocra trasformando il bosco in una trama sfavillante di infiniti colori.

Il lungo percorso inizia verso la fine di settembre quando, dopo la siccità dell'estate, i primi acquazzoni placano l'arsura delle montagne avvertendo piante ed animali che sta per giungere il tempo per prepararsi al duro inverno. I grandi addensamenti nuvolosi atlantici.

Spinti fino al centro del mediterraneo dai venti di tramontana e di ponente, avvolgono ciclicamente le cime immergendole in una caligine ovattata e umida. L'uomo, con i suoi armenti, inizia a scendere verso i fondo valle lasciando in montagna per qualche altra settimana solo i rudi cavalli sanfratellani (una razza equina autoctona) che scenderanno a valle solo poco prima dell'arrivo delle nevicate. Con queste piogge che si alternano a splendide giornate di sole i boschi dei Nebrodi regalano i loro doni più preziosi: i funghi.

Funghi sui Nebrodi

E' bello organizzare una passeggiata in cerca di funghi nei boschi dei Nebrodi

A settembre ed ottobre, da ogni dove, giungono frotte di cercatori che, armati dei loro sacchetti di plastica per la raccolta, iniziano a rovistare nel sottobosco, spesso arrecando danni irreparabili, lasciando troppo spesso con i loro rifiuti le tracce inconfondibili del loro passaggio. Le genti dei paesi pedemontani conoscono da sempre i luoghi segreti che permettono di trasformare quel passatempo per cittadini in un vero e proprio mestiere. Mai un autentico fungiaro (raccoglitore professionista di funghi) si permetterà di trasportare i funghi raccolti se non in un canestro di sarmento e canna sopra un letto di felci.

Mai, con il proprio bastone, scoperchierà brutalmente una lettiera di foglie cadute correndo il rischio di rompere irrimediabilmente quel delicato equilibrio biologico e microclimatico del sottobosco che permette il ciclico proliferare di quei frutti prelibati. Mai raccoglierà specie di scarso valore o nocive e i funghibuoni verranno tagliati alla base con un preciso colpo di coltello, così da lasciare nel terreno le spore. Il fungiaro raggiunge il bosco quando è ancora notte e si muove circospetto per assicurarsi che qualche concorrente non lo segua per cercare di scoprire i suoi posti segreti di migliore raccolta. Quando tornerà indietro con il suo cesto carico, i cercatori cittadini si sono messi in cammnino solo da poco, quando i frutti migliori del bosco sono stati raccolti da chi fa il suo stesso mestiere.

Nel frattempo il trascorrere dei giorni e i sempre più frequenti venti del nord fanno lentamente abbassare la temperatura. Più lento e costante sarà questa diminuzione e più lungo e sfavillante sarà il periodo durante il quale il bosco sarà capace di tingere i monti con i suoi abbacinanti colori. Le foglie dapprima ingialliscono poi, prima di morire e di staccarsi dal ramo, hanno come un rigurgito di vita e accentuano vividamente la loro colorazione, quindi si macchiano di secco e, sfinite cadono al suolo. Nel fulgore policromo della loro agonia, le foglie degli alberi insanguinano le cime di questi dolci monti come se, ad ogni ciclo stagionale, volessero ricordare l'immane olocausto delle foreste primordiali siciliane, abbattute per alimentare la crescita della civiltà dell'uomo.

Egli, dopo aver disprezzato e cercato di piegare totalmente quella naturalità vitale, oggi si è accorto che quella civiltà duramente conquistata viene minacciata proprio dalla sua stolta, atavica frenesia di trasformazione e sfruttamento a suo esclusivo e momentaneo uso e consumo dell'intero creato. Sui Nebrodi questo tempo è definitivamente tramontato.

escursioni in montagna escursioni in montagna - Alberi piegati dal soil creep sui Nebrodi in Sicilia

Conseguenze del soil creep in un bosco sui Nebrodi.

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